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Fosdinovo

Il viaggio si svolge su strade strette e con molte curve, ma la bellezza del paesaggio che si incontra e la sua naturalità , ripaga sicuramente la fatica fatta per raggiungere questo luogo, soprattutto quando si inizia ad intravedere dalla strada il maestoso castello dei Malaspina. Ancora ignote sono le origini del paese di Fosdinovo: si ritiene che risalga ad un gruppo di pastori di Luni trasferitisi sul monte Papirio; l'abitato conserva la struttura del "borgo di strada" formatosi lungo la via "publica seu strata" , risalente dalla piana di Luni verso la Lunigiana e la Garfagnana. All'ingresso del paese si trova il castello, il cui primo nucleo risale alla metà del XIV secolo: fu eretto per volontà di Spinetta Malaspina e divenne il centro del dominio politico e militare dei Malaspina dello Spino Fiorito in quanto tramite il castello si possono controllare 3 regioni: la Toscana, la Liguria e l'Emilia Romagna; fu poi ampliato e trasformato in chiave barocca con l'aggiunta del teatro e della cappella di corte; i restauri ricostruttivi ottocenteschi e postbellici non ne hanno alterato però le strutture.

Ha forma quadrangolare con un cortile centrale ed è munito agli angoli di torri circolari tra loro collegate da merlature ghibelline; dall' ingresso, dove sono visibili le tracce dell'antico ponte levatoio, si accede alla parte più antica del castello, la "piazzetta dei cannoni"; dal cinquecento è attestata la presenza del giardino interno e la realizzazione del cenacolo, del portico con volte a crociera e degli ornamenti con fregi marmorei di Lorenzo Malaspina. All'interno si visita, come prima stanza, una sala che presenta lo stemma dei Malaspina dipinto sul soffitto e un'armatura caratteristica dell'epoca; quindi si passa nella "sala del trono", in cui si può osservare un arazzo genovese che presenta lo Spino Fiorito e un'altro che mostra l'albero genealogico dei Malaspina, è presente anche un forziere costituito da 5 chiavi, ognuna affidata ad una persona diversa, ed infine delle monete coniate dai signori del castello; quindi si trova la "stanza di Dante", dove sembra abbia soggiornato Dante Alighieri e questo mito è richiamato dalla rappresentazione a girone infernale dei contrafforti del castello digradanti verso la valle; si arriva poi nella "sala da pranzo" in cui è presente un bellissimo camino, la cui canna fumaria consentiva di riscaldare le stanze del signore al piano di sopra, ma era utilizzato dal signore stesso per ascoltare i dialoghi che si svolgevano nella sala all'insaputa dei suoi ospiti; molto elegante è poi la "sala dei ricevimenti" le cui pareti sono abbellite da afffreschi che narrano la storia della famiglia Malaspina; è presente anche un cogno in legno appertenente ad un'antica giostra; salendo sulla torre si arriva alla "stanza degli ospiti sgraditi", i quali venivano tenuti sotto controllo dalle guardie poste al di fuori della stanza stessa; quindi si osserva un'antica caldaia che doveva essere usata per scaldare l'olio da versare sui nemici, ma, non essendo stata mai usata per questo scopo, venne ripiegata per scaldare l'acqua; in seguito si arriva nella "cucina della servitù", in cui è presente un passaggio usato dalla marchesa Cristina Pallavicino per arrivare in una camera segreta usata per incontrare i suoi amanti, ai quali sembra che riservasse una spiacevole sorpresa: infatti quella stanza era dotata di un "trabochetto" nel pavimento che apriva un tunnel terminante con una lama che uccideva gli ignari amanti, i quali se non morivano subito dovevano sopportare anche la tortura di diventare sordi a causa del forte rimbombo, dovuto alle proprie grida disperate, del luogo in cui finivano; per finire si arriva nella "stanza delle armi" in cui sono presenti, oltre ad antiche armi, vari strumenti di tortura.

Uscendo dal castello e continuando la passeggiata all'interno del borgo si arriva alla chiesa di San Remigio, pellegrino francese: l'opera più interessante che si ammira al suo interno è il monumento funebre marmoreo, risalente al trecento, di Galeotto Malaspina, in cui il defunto, in veste di cavaliere, è scolpito nell'atto dell'investitura. Proseguendo il cammino si incontra l'Oratorio dei Bianchi che andò distrutto all'inizio del cinquecento e fu ricostruito nel seicento: all'esterno presenta una luminosa facciata in marmo, mentre all'interno conserva una statua lignea del trecento raffigurante la Santissima Annunziata, un scultura lignea dell'ottocento rappresentante Gesù morto e un dipinto su tela, sempre ottocentesco, raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino.

 


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